giovedì , 21 settembre 2017
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Le facoltà scientifiche della Statale sull’area di EXPO?

Le facoltà scientifiche della Statale sull’area di EXPO?

Mercoledì 4 febbraio sul Corriere della Sera è apparso un articolo di Giangiacomo Schiavi che dà notizia di un possibile interessamento dell’Università degli Studi di Milano per i terreni di Expo 2015, una volta conclusa la manifestazione. Secondo il Corriere, la Statale starebbe valutando di trasferire le facoltà scientifiche, oggi situate nella zona di Città Studi, nella vasta area di Rho Fiera (al confine Nord-Ovest di Milano), il cui futuro dopo la chiusura dell’esposizione universale a oggi non è chiaro.

C’è una novità sui terreni dell’Expo ed è una suggestione per Milano: una città universitaria, un campus, un polo della ricerca avanzata e dell’informatica, potrebbe occupare l’area lasciata libera dall’esposizione universale. Il progetto di fattibilità è allo studio del consiglio di amministrazione della Statale: si parla in queste ore di una nuova Città Studi, che prenderebbe il posto di quella esistente nella parte est di Milano, dove si trovano le vecchie palazzine delle facoltà di Fisica, Veterinaria, Agraria, Chimica, Scienze e Informatica. Può essere una svolta per il dopo Expo, la prima concreta manifestazione di interesse per un’area che terminato l’evento, se non si prende una decisione, rischia di diventare terreno per topi.

Quindi le facoltà scientifiche si sposteranno sull’area EXPO?
Calma. Le voci in proposito giravano da giorni in Festa del Perdono, la sede centrale della Statale. Il progetto, però, sembra ancora allo stato di ipotesi: non c’è stata finora una manifestazione d’interesse ufficiale da parte dell’ateneo per i terreni, e non è stata resa pubblica alcuna bozza di progetto. Al momento è certo questo: è allo studio del Consiglio di amministrazione della Statale l’ipotesi di vendere gli edifici, ormai vecchi e cadenti, di Città Studi per trasferire il polo scientifico (cioè i corsi di laurea in Chimica, Bioscienze, Chimica e tecnologie farmaceutiche, Fisica, Matematica, Farmacia, Informatica e numerosi altri corsi), e i loro 18.000 studenti, nell’area lasciata vuota una volta concluso il periodo dell’esposizione universale.

I tempi
L’operazione, anche quando diventasse un progetto concreto, non sarà comunque una cosa veloce; per ora non sono trapelate indiscrezioni su possibili scadenze future. Al momento, di fatto,  in via Celoria (Città Studi) l’università sta costruendo un nuovo edificio destinato ai corsi di informatica e stanno facendo altri interventi minori alle strutture: chi è iscritto oggi alle facoltà scientifiche, insomma, vedrà più o meno a breve un miglioramento della situazione esistente, mentre il trasferimento sull’area Expo sembra più lontano all’orizzonte.

Perché se ne sta parlando così tanto
Perché la prospettiva è decisamente interessante. Intanto, si risolverebbero in un colpo solo due grossi problemi della città: il destino dell’area Expo dopo Expo – fino a oggi un enorme punto di domanda, per un’area che si estende su oltre 1 milione di metri quadri e per cui sono stati fatti ingenti investimenti in infrastrutture – e la ricerca di spazi adeguati per alcune delle facoltà di eccellenza presenti a Milano. E poi, come sottolinea l’articolo del Corriere, l’idea che in quello spazio sorga un grande campus di un’università pubblica è «affascinante»: potrebbe essere «un valore aggiunto per la città», e «che sia un’università statale poi, solitamente bloccata da veti e burocrazia, a dirci che Milano può pensare in grande, si può considerare un buon segno».

Per gli ultimi aggiornamenti, vedi: Il punto su Statale a Expo

(foto: alternativanomade)

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