giovedì , 21 settembre 2017
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Otto consigli per preparare meglio gli esami

Otto consigli per preparare meglio gli esami

Sessione di esami. Queste tre paroline bastano ad atterrirci e farci venire le farfalle nello stomaco. C’è chi si è abituato, fatto il callo: chi ancora no. Prima o poi, comunque, la “sessione-di-esami” diventa pane quotidiano per lo studente universitario. Come ogni studente sa bene, non sempre si riesce a studiare con la giusta concentrazione, per i motivi più diversi: per qualcuno è solo pigrizia, per altri però può essere una questione di metodo. Vi siete mai chiesti se il vostro modo di studiare è efficace e rende bene? O meglio: voi ce l’avete, il famoso metodo-di-studio?

A questo proposito è stato di recente pubblicato uno studio dalla Washington University in St.Louis, basato sulle ricerche degli psicologi Henry Roediger e Mark McDaniel. I due hanno studiato per diversi anni l’apprendimento e la memoria, e di recente gli stessi psicologi hanno sintetizzato le loro scoperte con l’aiuto dello scrittore Peter Brown nel libro Make It Stick: the science of successful learning. Qual è la conclusione del loro studio? Proprio questa: “la maggior parte degli studenti studia in un modo che non ha senso”. Quindi se in questo momento siete seduti alla vostra scrivania davanti a un libro, a casa, in università o in biblioteca, questo articolo fa per voi. Ecco per voi 8 consigli utili, ricavati a partire da Make It Stick dal magazine Vox.

1. Non limitarti a rileggere
La rilettura degli appunti, certe volte ossessiva o eccessiva, è scelta dalla maggior parte degli studenti come strategia numero uno per uno studio efficace. Tuttavia questo riciclo di informazioni non sempre migliora la memorizzazione dei dati. Infatti la ricerca svolta dall’Università di Washington dimostra che rileggendo un testo si recepisce più o meno la stessa dose di informazioni che si aveva già dopo la prima lettura: a chi non capita di dire «tanto questo lo so» oppure «questo è secondario, non lo chiede»? Si producono inevitabilmente dei buchi nella memorizzazione e quindi in realtà non si approfondisce davvero l’argomento.

2. Fatti molte domande
Stando a questa ricerca, è uno dei metodi più efficaci per la memorizzazione delle informazioni: mettersi nei panni del professore. Dopo aver finito un capitolo provate a chiudere il libro e a porvi delle domande: questo metodo genererà una memoria più robusta e un apprendimento più efficace. È un aiuto che può guidare nello studio: le risposte che non sai darti sono quelle che devi riprendere e ripassare. Inoltre porsi delle effettive domande può aiutare a costruire un ragionamento vero, che non sia la solita nozione imparata a memoria. Attraverso le risposte si può cercare di spiegare i motivi dei fatti che si stanno studiando. Solo dopo aver compreso il perché di certe cose – e aver provato a spiegarlo con parole proprie – sarà più facile ricordare il materiale di studio.

3. Cerca di fare collegamenti con cose che sai già
La terza strategia che vi proponiamo, durante la seconda lettura, è di provare a relazionare le informazioni principali del vostro testo a qualcosa che sapete già a riguardo. Collegare nuove informazioni a conoscenze precedenti è un metodo utile e proficuo, oltre che un ottimo metodo di ripasso a sua volta.

4. Usa degli schemini
Fare diagrammi, schemi o modelli visivi: una strategia vincente. Permette di schematizzare i punti principali del testo per farne una sintesi chiara e ordinata. In questo modo si avrà la percezione di avere in testa un ordine di informazioni e conoscenze precise e non disordinate e sconnesse. Può essere utile soprattutto nel ripasso e per la ripetizione di alcuni argomenti, quando anche solo leggere una sola parola può richiamare alla mente più informazioni. Nel caso in cui si faccia davvero fatica a inserire i punti in un piccolo schema, può scattare un campanello d’allarme: forse l’argomento non ci è davvero entrato in testa. Creare schemi facili da visualizzare può essere anche un modo per rendere lo studio più coinvolgente e meno passivo.

5. Fate dei bigliettini con sopra delle domande, non delle risposte
Un altro modo per testare la vostra conoscenza in forma di quasi-gioco, e accertarvi di non avere troppe lacune. C’è però una piccola particolarità: se si risponde correttamente alla domanda la carta non va eliminata dal mazzo. Infatti ripetere è una tappa per il recupero della memoria. Gli studi dimostrano che mantenere la carta corretta nel mazzo e incontrarla di nuovo è utile. Si potrebbe volere ripetere di più le risposte sbagliate, tuttavia anche continuare a ripetere quelle corrette è ugualmente importante.

6. Distribuite bene le ore di studio
Molti studenti si riducono a studiare tutto all’ultimo minuto. Così in un paio di giorni, notte compresa, si studiano l’intero programma, per arrivare a ripetersi tutto l’ultima sera. Per i più temerari questa tecnica potrà risultare efficace per passare l’esame del giorno dopo, ma a lungo termine ci si scorda tutto. Infatti i dati immagazzinati velocemente in un breve periodo di tempo sono destinati, in genere, a scomparire. Come dicono quelli, l’Everest non si scala in una notte, e il giro del mondo non si fa in 80 giorni: è il lavoro costante e continuato che premia e permette di lasciar sedimentare le informazioni studiate per poi conservarle nei cassetti della nostra memoria a lungo termine. La soluzione migliore, secondo questi studi, è di studiare qualcosa ogni giorno, step by step, per fare spazio gradualmente a nuove informazioni, per poi ripetere il tutto. Volete la prova del nove? Le statistiche confermano che secondo gli autori dello studio «gli studenti, quando tornano ai corsi per l’anno successivo, sembrano essersi dimenticati tutto. Questo perché hanno studiato intensamente ma all’ultimo per i loro esami».

7. Scegliete bravi professori
La stessa ricerca propone anche qualche consiglio per i professori e riguarda proprio il loro metodo di insegnamento. In genere si tende a trattare ad ogni lezione un nuovo argomento, questa tipologia di insegnamento crea una presentazione di informazioni ammassate una sull’altra. Solitamente infatti, i prof non permemettono di tornare indietro per riprendere determinati argomenti o per poter riciclare alcune informazioni. La chiave, per gli insegnanti, dovrebbe invece essere quella di riproporre agli studenti il materiale già trattato in classe, qualche giorno o settimana più tardi. Possono essere diversi i modi di approcciarsi a questo metodo: un esempio ci è dato ancora una volta dalla Washington University, dove ogni settimana alcuni professori danno alle loro classi un quiz sugli argomenti trattati in settimana, per poi inserire nelle settimane successive altri argomenti, vecchi e nuovi.

Un altro esempio efficace riguarda un corso di storia dell’arte: i professori solitamente mostrano di ogni artista diverse opere, per poi passare all’artista successivo con le corrispettive opere. Sembra essere il metodo migliore per inquadrare bene l’artista e il periodo, con i relativi stili di pittura, e invece diversi studi sperimentali dimostrano che non è la scelta migliore: “è meglio dare agli studenti un esempio di un artista, per poi passare ad un altro, poi un altro, poi mostrare di nuovo immagini già esaminate. Questo insieme di collegamenti produce un apprendimento migliore, che può essere utilizzato anche in relazione a quadri che non hanno mai visto. Gli studenti possono così identificare con precisione gli autori dei dipinti, ad esempio, in un test”.

8. Non esistono dei veri “limiti”
Un lavoro interessante è stato pubblicato da Carol Dweck, a Stanford, la quale ha dimostrato che esistono due tipi di mentalità d’apprendimento e che gli studenti tendono ad avere una delle due. La conoscenza del tipo di mentalità di cui gli studenti sono dotati permette di prevedere come si approcceranno agli studi o come lavoreranno.

Secondo questo studio il primo è un modello di apprendimento fisso e dice: “ho una certa quantità di talento per questo tema – per esempio, la chimica o la fisica – e farò bene fino a quando raggiungo il mio limite. Passato questo, è troppo difficile per me, e io non ho intenzione di fare bene”. L’altra mentalità è invece una mentalità di crescita, con un apprendimento che implica l’utilizzo di strategie efficaci, mettendo da parte del tempo per fare il lavoro, e di impegnarsi in questo processo con metodi che consentono di aumentare gradualmente la capacità di apprendimento per un determinato argomento. Quindi, riassumendo, le mentalità di crescita tendono a perseverare di fronte alle difficoltà, e solitamente ottengono buoni risultati anche a difficili livelli. Gli studenti dotati di mentalità fissa invece tendono a non raggiungere lo stesso successo.

In conclusione, ognuno è dotato di qualità differenti e quindi a ognuno si addice un metodo di studio differente, proprio in base alle sue capacità. La vera chiave del successo consiste nel trovare il metodo che più ci si addice, il più efficace per i risultati che si vogliono ottenere. Ovviamente la scelta è soggettiva, ma l’importante è trovarne uno per organizzare al meglio il proprio studio, e non porsi obbiettivi o limiti troppo bassi.

Beh, buono studio!

 

(Immagine in evidenza: profilo Flickr di Steven S.)

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