domenica , 23 luglio 2017
N come Notte

N come Notte

N come notte. Affascinante: sempre, la notte ha un fascino singolare. Un giovane lo sa bene. Certo, c’è quello della trasgressione. Ma non è quello più importante: che capita qualche volta, può lasciare qualche strascico, ma alla fine non dura. C’è anche quello che apre al mistero. La notte, infatti, sfugge sempre, tra le oscurità e le ombre, a chi pretende di afferrarla. La notte è infida eppure attrae. Per uno studente, la notte ha molte facce: quella delle ore piccole passate a studiare e a ripetere, spesso non per virtù ma per necessità (tipo l’approssimarsi di un esame per cui non si è studiato abbastanza); quella delle serate lunghe tirate fino all’alba con gli amici (in genere dopo l’esame); quella contorta dell’inquietudine, delle domande, dei dubbi e delle scelte (non sempre la notte porta quel consiglio che promette); c’è poi quella faccia, così ordinaria e spesso trascurata, che è poi la sua faccia principale, morbida e coccolante: quella del riposo, meritato o doveroso. Le facce assumono espressioni e colori diversi: quelle della fatica, della festa, dell’ansia, della quiete.

Ci sono notti con gli occhi piccoli di sonno e le tazze grandi di caffè. Ci sono quelle assetate di amicizie e di affetti e inebriate di birra. Quelle nelle quali, dentro il letto, non c’è una posizione comoda e allora ci si volta e rivolta senza pace. E quelle beate e pacifiche e dal letto non si vorrebbe mai saltar fuori.

Il tempo della notte è un tempo amico degli studenti e le notti degli anni dell’università non si ripeteranno più e non si dimenticheranno mai. Non è un tempo scandito dagli orari delle lezioni, dagli appuntamenti, dagli impegni, né da quelli dei treni che portano in università o a casa: è molto più libero ma, proprio per questo, più sfuggente.

Forse, proprio per questo, nel primo capitolo del libro della Genesi, in cui si racconta della creazione del mondo, tra le prime cose che il Signore fa c’è anche una “fonte di luce minore per regolare la notte” (Libro della Genesi 1,16). La tenebre che Dio aveva separato dalla luce, creando il giorno e la notte, proprio all’inizio di tutto, non sono abbandonate al vuoto ma ricevono una “luce minore” per avere la loro regola. Ecco la luna, tra le stelle. Comunque sia, fin dall’origine, anche la notte, come il giorno ha bisogno di essere regolata. E invece, spesso, la notte è simbolo di sregolatezza. Ma proprio qui, allora, si vede quanto va crescendo la maturità e la responsabilità di un giovane: facile, più o meno, tenere il ritmo nei giorni di lezione, nel calendario degli esami, ma quando scende la sera… Lo studente, allora, dovrà, tra l’altro, imparare a conoscere quella luce minore che regola la notte. Quella luna, con le sue fasi, crescente e calante, più o meno luminosa.

Ma la notte, nella Scrittura sacra, è anche il tempo dei sogni: da quelli di Giacobbe (Libro della Genesi 28,10-19), fatti su un cuscino di pietra, con una scala lunga lunga che unisce il cielo e la terra e sulla quale gli angeli vanno su e giù, a quelli ripetuti di Giuseppe (Vangelo di Matteo, capitoli 1-2) con gli angeli che, invece, mettono continuamente in viaggio su strade sconosciute eppure di salvezza. La notte è il tempo del sogno: non tanto di quelli che scompaiono all’alba, ma di quelli che sostengono l’esistenza e la riempiono di desideri e di scelte. A volte, soprattutto tra i giovani, si respira un’aria povera di sogni: le illusioni sono tante, le promesse poche, il domani incerto. Così per paura di restare delusi si rinuncia a sognare. Ma il sogno genera la creatività e la creatività dimostra che la vita di ciascuno è originale, unica e irripetibile. Dobbiamo augurarci notti, ma anche giorni, pieni di sogni! Sertillanges, in La vita intellettuale, quasi cent’anni fa raccomandava di dormire con accanto un taccuino ed una matita per poter annotare, nel dormiveglia, qualche intuizione improvvisa o un pensiero nuovo, soprattutto sul far del mattino. Quale studente oggi non dorme con accanto il suo smartphone? Serva anche per qualche appunto!

Dalla Bibbia alla vita dei grandi santi, da Giobbe a San Giovanni della Croce, ci sono poi notti oscure della fede che passano per il travaglio interiore, attraversano aridità e dubbi, domande e suppliche, per giungere alla quiete mistica. Notti, dunque, che temprano l’animo, lo rendono forte, lo avvicinano a Dio anche se, a volte, all’insegna della sfida e della lotta con lui. Non sempre se ne esce illesi. Ma passarci fa diventare grandi.

C’è anche la notte del riposo in cui il corpo si ritempra, la mente si rilassa e le energie ritornano. I maestri della spiritualità dello studio hanno sempre raccomandato un tempo adeguato di riposo, un tempo ordinato nella scansione, un giusto spazio per sollevarsi dalla fatica. Ne va della lezione del giorno dopo, di quel capitolo che deve essere affrontato, di quell’amico che ti aspetta per ripetere. Può capitare, una volta, forse più di una, di alzarsi quando il sole s’è alzato ormai da tanto tempo e il mezzogiorno è suonato… ma non può essere la regola! Anche se si avanza la scusa che la sera prima s’è studiato fino a tardi. Il buon uso della notte è decisivo per la freschezza dell’intelligenza e il desiderio della conoscenza. Se mancano questi la giornata in università, in biblioteca o sui libri, sarà sprecata!

Non ci resta dunque che augurarci una buona notte, anzi tante notti buone!

Don Bortolo Uberti
Cappellano dell’Università degli Studi di Milano

Foto: utente Flickr Anjan Chatterjee

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