domenica , 23 luglio 2017
J come Jungla

J come Jungla

J come Jungla. O giungla con la “G”, perché si può scrivere in entrambi i modi. E già cominciamo bene. Perché è così: jungla = complicato, confuso, intricato, disorientante. Ormai è slang giovanile. La jungla, però, non è soltanto spaventosa, spesso è affascinante ed esotica: in essa si sono avventurati, oltre agli esploratori, anche scrittori come Salgari e Kipling, in essa sono nati eroi come Tarzan e Baloo. È pericolosa ma anche rigogliosa. A volte oscura ma poi pure verde e lussureggiante. I raggi di sole e di luce disegnano arabeschi intriganti.

Muoversi nell’università è come orientarsi in una jungla: una foresta di edifici, aule, corridoi, biblioteche e uffici; un intrico di iscrizioni, piani di studi, registrazioni, tasse, appelli, esami parziali e progrediti, e tanta burocrazia; e poi ancora un sacco di gente, volti nuovi e diversi, compagni e docenti, personale tecnico e amministrativo, ricercatori, associati. La prima preoccupazione di una matricola è quella di non perdersi e la seconda è quella di rispondere alla domanda: “E adesso che faccio?”; risolto questa il primo vero esame è superato. Ma anche per chi non è matricola, pur cambiando sensazioni ed emozioni, l’università rimane jungla in cui camminare fino a quando, finalmente, se ne uscirà al termine di un lungo viaggio.

Ma come ogni jungla è affascinante e avvolge tutti i tuoi sensi: suoni misteriosi e colori incantevoli, profumi sorprendenti, sapori nuovi, percorsi inediti. Non bisogna spaventarsi e non bisogna tornare subito indietro. Occorre entrarci con grande attenzione e rispetto, muoversi, all’inizio, con circospezione e poi in modo più sciolto e spedito. Occhio alle bestie feroci. Ognuno ha le proprie: un esame piuttosto che un altro; un periodo di crisi; un momento di sconforto; magari anche pigrizia, tempo buttato via; poi il dubbio serpeggiante che s’insinua a sibilare che forse non ne valeva la pena o, forse, che si è sbagliato tutto.

La jungla chiede pazienza e rispettosa confidenza. Occorre abituare gli occhi alla luce, i passi al terreno insidioso. Non bisogna spaventarsi di certe ombre e di certi rumori. Poi serve allenarsi alla fatica del cammino, a volte anche alle veglie notturne. E così occorre tener duro su pagine di appunti e di manuali, su esercizi che non si risolvono e laboratori che non finiscono mai. E nello stesso tempo oltre a proteggersi dalle piogge e dall’umidità, dagli insetti e dal fango non bisogna smettere un istante dal lasciarsi incantare dalle sue bellezze. I colori delle piume degli uccelli, il verde di certe foglie, le tinte della tigre o i riflessi dell’acqua nei fiumi. Se non c’è fascino tanto vale starsene fuori. Non vale la pena attraversare la jungla solo per dire di averlo fatto. È così anche in università: il fascino di cercare, di studiare, di apprendere sostiene giorno dopo giorno l’impegno e la perseveranza.

La jungla sa riempirti di gratificazioni per le tue imprese e i tuoi successi, anche quelli più piccoli: trovare acqua buona o qualcosa da mangiare, riuscire a sfuggire ad una preda (che non vuol dire farla franca ad un esame!) o riuscire ad arrampicarsi su un albero (e non sui vetri) e passare dall’uno all’altro (qui sì, anche degli esami!) volteggiando leggeri e rapidi con le liane.

Ma la jungla ti chiede sempre anche grande umiltà. Ti chiede di ripartire ogni giorno, a testa bassa e determinato, con la meta precisa davanti agli occhi. Tra gli insegnamenti di Baloo, nel Libro della Giungla di Kipling troviamo: «”Nessuno è pari a me!» dice il Cucciolo nell’orgoglio della prima uccisione; ma grande è la Giungla e piccolo è il Cucciolo. Che egli rifletta e stia quieto». Rifletti anche tu, e stai quieto.

L’università, come la jungla, ti fa diventare grande. Ti fa crescere come uomo. Entri che sei ancora un cucciolo e ne uscirai pronto ad essere protagonista della tua vita e della società. Gli incontri, le sfide e le prove, le fatiche e le veglie, le conquiste: faranno di te quello che sei veramente, un uomo. Imparerai a conoscere i tuoi limiti e le tue forze, saprai su cosa potrai contare e cosa dovrai temere. Soprattutto ti renderai conto di non essere solo: saranno molti a camminare con te e lo Spirito della jungla ti guiderà.

Avviene così anche nella vita spirituale: ci si entra sempre con grande timore, sempre sul punto di fare un passo indietro. Ma se ci si lascia affascinare si viaggerà diventando grandi. Oltre ogni forma di aridità e ogni dubbio. Allora, guidati dallo Spirito di Gesù e illuminati dalla sua parola si scopre la propria vocazione e il posto che ciascuno occupa nel disegno della salvezza. Non bisogna temere la tempesta sul lago, neppure di camminare sull’acqua insidiosa. Non bisogna temere la tentazione nel deserto o il sonno nel Getsemani.

Non bisogna temere la notte e neppure il diavolo che ostacola il sentiero e divide i fratelli. Il Signore guiderà al largo i tuoi passi (cfr. Salmo 31/30), ti indicherà il sentiero della vita (Salmo 16/15), e si accorgerà se tu stai percorrendo una via di dolore: portandoti sulle sue ali ti mostrerà la via dell’eternità (Salmo 139/138).

don Bortolo Uberti
Cappellano dell’Università degli Studi di Milano

About universi

universi
La redazione, noi: ci trovate nella pagina "Chi siamo", raggiungibile cliccando sul quadratino con la casetta qui in basso.
Scroll To Top