domenica , 23 luglio 2017
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Come è nato l’Erasmus

Come è nato l’Erasmus

Lo scorso 3 maggio su La Stampa è uscita una curiosa intervista a Sofia Corradi, nella quale l’accademica e studiosa, che tra gli anni ’70 e ’80 si è data molto da fare, in Italia e in Europa, per far nascere il progetto Erasmus, racconta come le nacque l’idea e quali furono le principali resistenze che dovette affrontare.

Il problema è che, negli anni ’50 e ’60, il fatto di trascorrere una parte degli studi universitari all’estero era ritenuto poco serio e c’erano anche alcune difficoltà a vedersi riconosciuti gli esami una volta ritornati nel proprio ateneo di provenienza. Così la studiosa ricorda la propria esperienza:

Dopo gli studi in giurisprudenza vinsi una borsa di studio Fulbright, finanziata con la vendita all’asta dei residuati bellici della II Guerra Mondiale, che mi diede la possibilità di passare un anno alla Columbia University di New York, conseguendo un Master in diritto comparato. Rientrata a Roma [nel 1958, ndr] mi sono presentata alla segreteria dell’ateneo per farmi convalidare gli esami: lì mi hanno guardata con disprezzo, dileggiandomi davanti a tutti. In quel momento è nata l’idea dell’Erasmus.

Dopo la laurea, tra le altre cose, la Corradi era diventata consulente della Conferenza dei Rettori Italiani. Nel 1969, il rettore dell’Università di Pisa, Alessandro Faedo, presentò ad una conferenza di rettori europei la seguente proposta:

Lo studente, anche se non appartenente a famiglia residente all’estero, può chiedere di svolgere parte del suo piano di studio presso università straniere, presentandolo all’approvazione del Consiglio di Facoltà in preventivo. Il Consiglio di Facoltà potrà dichiarare l’equivalenza, che diventerà effettiva dopo che lo studente avrà prodotto la documentazione degli studi compiuti all’estero.

Dietro a questo appunto, da cui in seguito sarebbe nato il programma di mobilità Erasmus, c’era proprio il lavoro della Corradi:

«Era il nocciolo dell’Erasmus, un promemoria redatto con la mia macchina Lettera 22 e che conteneva i punti salienti del progetto – racconta la Corradi –. Quando illustravo la mia idea in tanti mi chiedevano a cosa serviva mandare gli studenti in Germania a inseguire le ragazze bionde. Io spiegavo che in Italia potevano inseguire le brune, ma non era quello il problema: se uno non aveva voglia di studiare non avrebbe dato esami comunque. Quello che contava è che gli esami passati all’estero fossero ritenuti validi in Italia»…
(Continua a leggere sul sito de La Stampa…)

Sofia Corradi oggi è ordinario emerito di Lifelong learning (Educazione degli adulti) all’università di Roma 3 e il prossimo 9 maggio, giornata dell’Europa, le verrà attribuito il prestigioso Premio Europeo “Carlo V”, «per essere la promotrice di questo programma di interscambio tra gli studenti europei».

In un’altra interessante intervista, pubblicata qualche anno fa dal sito formiche, la Corradi parlava anche dell’attualità del progetto Erasmus, descrivendone i vantaggi e le criticità e facendo qualche bilancio sulla sua diffusione:

Io avevo sognato che in Erasmus ci andassero l’80%-90% degli studenti europei, invece la percentuale è molto più bassa, si parla di circa il 5%. L’Erasmus ha perciò il difetto di essere poco generalizzato. È importante che ci si adoperi affinchè gli aspetti positivi del programma incidano sull’intera opinione pubblica e non su una ristretta cerchia di studenti. Un’opinione pubblica pacifista non può non avere effetto sulle decisioni politiche della classe dirigente. L’Erasmus deve essere diffuso ancora di più, dovrebbero esserci più borse di studio.
(Leggi sul sito formiche.net…)

Foro: utente Flickr daarwasik

About Raffaele Carbone

Raffaele Carbone
Studio matematica in Statale, ma nel tempo libero mi piace suonare organo e pianoforte. Artisti preferiti: J. S. Bach e Franco Battiato. Sempre sul comodino: un libro di Romano Guardini
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