giovedì , 21 settembre 2017
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Cosa ci ha detto il nuovo rettore della Bicocca
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Cosa ci ha detto il nuovo rettore della Bicocca

di Mariantonietta Pini

Da quest’anno a presiedere l’Università Milano-Bicocca è Cristina Messa, professore ordinario di Diagnostica per immagini. Nata a Monza nel 1961, si è laureata nel 1986 in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano. Insegna in Bicocca dal 1999. Dal 2011 è vicepresidente del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche). È la prima donna a diventare rettore in una università di Milano. Eletta il 29 maggio 2013, Cristina Messa è ufficialmente in carica dal 1° ottobre per un mandato di sei anni (fino al 30 settembre 2019). L’abbiamo incontrata.

Qual è il maggior obiettivo che si pone per il suo mandato in Bicocca?

Vogliamo mantenere e rafforzare la nostra posizione a livello nazionale e internazionale, diventando sempre di più un punto di riferimento per chi è interessato a promuovere innovazione e cooperazione tra la ricerca scientifica e l’impresa. Negli ultimi anni abbiamo investito molto nell’internazionalizzazione, sia con Paesi europei che con quelli extra-europei (in particolar modo con la Cina), attraverso programmi di scambio per docenti e studenti – in entrata e in uscita – a vari livelli di formazione, dai corsi di laurea ai corsi di dottorato. La nostra è un’università giovane, nata 15 anni fa, che ha bisogno di proseguire nel percorso di crescita, confrontarsi, competere, confermare il proprio ruolo di promotore e produttore di etica, scienza e cultura.

Con quali strumenti pensa di contribuire all’avvicinamento tra sapere acquisito in università e richieste del mondo del lavoro?

Con i miei collaboratori, in primis il prorettore alla Didattica Paolo Cherubini e il prorettore all’Orientamento e al Job Placement Loredana Garlati, sto lavorando a un progetto articolato di valorizzazione di quelle componenti della didattica che rappresentano un valore aggiunto dell’offerta universitaria: l’attività sperimentale, i laboratori e, più in generale, tutti gli aspetti pratici della formazione molto utili per l’accesso al mondo del lavoro. In tal senso, vogliamo sfruttare al meglio le potenzialità smart offerte dall’e-learning (l’insegnamento via internet), per due motivi: primo, perché può facilitare l’accesso ai contenuti, estendere la fascia oraria di fruizione delle lezioni (soprattutto per chi lavora o per altri motivi non può sempre frequentare), e rendere alcune parti dei corsi più interattive; secondo, potrà liberare parzialmente risorse che possiamo destinare a potenziare le attività di didattica non frontale. Inoltre dal presente anno accademico, abbiamo introdotto l’opportunità per gli studenti di tutti i Dipartimenti di conseguire Lauree in apprendistato.

Di che si tratta?

L’apprendistato in alta formazione permette agli studenti di conseguire i titoli di studio attraverso un percorso di apprendistato in aziende che li assumono: in questo modo, quindi, gli studenti universitari acquisiscono la laurea attraverso un percorso formativo e di lavoro. Questa scelta prolunga di un anno il percorso di studi, ma il nostro ateneo ha deciso di non far pagare allo studente le tasse per l’anno in cui svolge l’apprendistato in azienda.

Come sarebbe possibile colmare il gap tra la nostra Università e molte altre Università italiane ed europee relativamente al livello di apertura internazionale?

In realtà, con circa il 3 per cento di studenti stranieri siamo in linea con la media delle università italiane. Tuttavia, sicuramente l’internazionalizzazione va potenziata ulteriormente, sviluppando sempre di più la possibilità per i nostri studenti di andare all’estero e per gli studenti stranieri di essere accolti nelle nostre strutture. In questo senso, occorre ripensare l’offerta di residenze universitarie a livello milanese e organizzare l’accoglienza degli studenti incoming a vari livelli. Per favorire la mobilità degli studenti outgoing abbiamo invece già discusso nel Consiglio di amministrazione di aumentare l’importo delle borse di studio per gli studenti che vanno a studiare all’estero.

Quali sono le maggiori sfide o resistenze che crede di dover affrontare?

Per portare a termine con successo il progetto di ripensamento della didattica servirà la partecipazione convinta di docenti e ricercatori. Ecco, credo che ottenere l’appoggio dei colleghi sulla scelta di potenziare la didattica sperimentale sarà una bella sfida. Un’altra sfida rilevante riguarda l’incremento di risorse finanziare esterne, derivanti soprattutto dalla ricerca e dal trasferimento tecnologico, che si affianchino al finanziamento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Negli ultimi anni da parte dello Stato sono costantemente diminuiti i fondi destinati al sostegno al diritto allo studio (borse, agevolazioni, etc…). L’università può in qualche modo correggere questa situazione, per agevolare gli studenti? Attraverso quali strumenti?

Accanto alle borse di studio erogate dal Cidis (Consorzio interuniversitario per il diritto allo studio) esistono borse di studio aggiuntive, finanziate direttamente dall’ateneo. Sono erogate, come quelle Cidis, in base a requisiti di reddito e merito. Stiamo facendo uno sforzo notevole per aumentarle. Ad esempio, nel 2013 il Consiglio di Amministrazione ha stanziato a bilancio 2.340.000 euro per finanziare 489 borse di studio per l’anno accademico 2013-2014, con un incremento dell’1,56 per cento rispetto allo scorso anno. Inoltre, secondo un modello molto diffuso anche all’estero, intendiamo introdurre ulteriori incentivi basati sul merito.

Il 27 novembre l’Università Bicocca ospiterà il primo dei momenti nei quali l’arcivescovo di Milano Angelo Scola incontrerà il mondo universitario. Il titolo dell’evento sarà “Ricerca di libertà. L’università come risorsa”. Che cosa si aspetta da questo incontro?

Mi aspetto una consistente partecipazione da parte degli studenti, e non solo. Il tema della libertà ha un’importanza fondamentale per la vita di tutti noi ed è difficile trovare luoghi e tempi per discuterne. Posto che il concetto assoluto di libertà non esiste, la libertà intesa come facoltà della persona di scegliere un proprio percorso di vita che rispecchi quanto più da vicino i propri desideri e aspirazioni è oggi purtroppo molto limitata. Per esempio, anche se le opportunità di studio e lavoro sembrano essersi moltiplicate, di fatto i giovani che vi possono liberamente accedere sono pochi e molti si recano all’estero per trovare occasioni migliori per realizzare i propri progetti e sogni.

Come vede la presenza della Chiesa in università, che non si esprime solo tramite la cappellania universitaria e le associazioni e movimenti studenteschi, ma anche nelle migliaia di studenti credenti che la frequentano? Quale rapporto intende instaurare?

Credo che qualsiasi forma di pensiero, religioso o no, che porta nell’università l’attenzione e la cura per vari aspetti che riguardano la formazione della persona sia molto utile. Da medico, posso inoltre affermare che anche in ambiti dove sembrerebbe che la scienza abbia il monopolio della riuscita o meno di un intervento, la cura dell’aspetto relazionale del paziente (psicologico e/o spirituale) è fondamentale per affrontare al meglio la propria condizione di malessere. Ci impegniamo pertanto a favorire la promozione di qualsiasi proposta rivolta allo studente per vivere l’università come occasione di crescita sotto ogni aspetto.

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